Vogliamo ridurre l’inquinamento dell’aria, ma si continuano ad incentivare l’uso dei veicoli diesel

Vogliamo ridurre l’inquinamento dell’aria, ma si continuano ad incentivare l’uso dei veicoli diesel

In vista di Lombardia Respira! con Angelo Bonelli (lunedì 11 alle 14:30 presso la sede del Comitato Elettore “X Gori Presidente” in Corso Buenos Aires 59 a Milano), vorrei condividere alcune riflessione suscitate dal recente incontro sul tema “A quando Milano diesel e gasolio free? Sogno praticabile?” sullo stato dell’inquinamento dell’aria a Milano e in Lombardia e sulle politiche per portarlo ad un livello che non comprometta la salute dei milanesi.

I primi tre interventi hanno dipinto un quadro drammatico dello stato dell’aria, non solo a Milano, ma in tutta la pianura Padana. Concentrazione elevata di particolati (PM10, PM2.5, vedi mappa qui sotto) e gas nocivi alla salute (NO2) la cui media annuale è due volte superiore al limite fissato dall’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO). Sostanze contenute nei particolati, come solfati, nitrati e carbone nero che penetrano in profondità nei polmoni ed entrano nel sistema cardiovascolare, provocando problemi respiratori, cardiaci e neurologici. Diminuzione della speranza di vita di 2/3 anni nella popolazione esposta a questi tassi di inquinamento. Nascite premature e neonati meno sviluppati. E quasi 700 decessi, ogni anno, attribuibili all’inquinamento dell’aria. Insomma, una vera situazione d’emergenza per la salute pubblica.

La causa principale d’inquinamento dell’aria è il traffico che produce il 44% del PM10 presente, il 40% del PM2.5 e il 70% del NOx, soprattutto la combustione di gasolio dei veicoli diesel; seguito dal riscaldamento residenziale e commerciale che produce il 24% del PM10 presente, il 27% del PM2.5 e il 17% del NOx; e l’industria che produce il rimanente.

A fronte di questa lucida visione della situazione, delle cause e delle conseguenze dell’inquinamento dell’aria su noi cittadini, la risposta politica non mi è sembrata sufficientemente ambiziosa. Certo, le aziende municipali dei rifiuti e dei trasporti stanno gradualmente sostituendo i loro attuali veicoli con veicoli ibridi o elettrici, e puntano ad operare con una flotta a basse emissioni entro il 2030. Certo, gli immobili residenziali pubblici non utilizzeranno più caldaie a gasolio dall’autunno 2018. Rimangono però 3.500 immobili privati che riscaldano con caldaie a gasolio. Certo, l’accesso alla zona a basse emissioni C, che copre circa 8,2 km2 (4.5% del territorio cittadino), ospita circa il 6% della popolazione cittadina e gode già di un’aria meno inquinata, sarà vietato a tutti i veicoli diesel entro il 2023. Il resto della città dovrà accontentarsi di una rete di trasporti che collegherà la città col fuori città in modo più efficace, con la prospettiva di ridurre il traffico locale; e una rete più ricca di colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Insomma la risposta alla domanda “A quando Milano diesel e gasolio free?” è che il centro di Milano, zona C, lo sarà intorno al 2030, per il resto si conta su una diminuzione del traffico automobilistico, sull’aumento delle vetture ibride ed elettriche, sulla sostituzione dei veicoli diesel e delle caldaie a gasolio con sistemi meno inquinanti. Abbiamo quindi di fronte a noi ancora molti anni di superamento dei limiti d’inquinamento dell’aria con le gravi conseguenze per la salute dei cittadini di cui si è parlato sopra.

Non ci sono altre misure che possiamo prendere rapidamente per attaccare quella che è la singola causa principale dell’inquinamento dell’aria, e cioè i gas di scarico dei veicoli diesel? Per esempio, togliere al più presto i sussidi statali che incentivano l’uso del diesel?

Cercavo informazioni sulle agevolazioni fiscali alle energie inquinanti e ho trovato un’ottima sintesi delle 461 pagine del “Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dei sussidi ambientalmente dannosi, 2016” redatto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, su la Repubblica(Quei miliardi di sgravi fiscali “poco green”, 25 gennaio 2018).

Complessivamente il settore energetico inquinante riceve dallo Stato Italiano 10,3 miliardi di Euro in sussidi e sgravi fiscali. In particolare, l’accisa sul gasolio è scontata del 23% rispetto a quella della benzina con un mancato introito per le casse dello stato di 4.968,97 milioni di Euro. Stiamo quindi incentivando direttamente l’uso del principale inquinante dell’aria che respiriamo. Ma incentiviamo anche il trasporto su gomma con uno sconto del 17,2% sui costi di carburante (-1.295,80 milioni di Euro), il trasporto aereo senza tasse sul carburante (-1.551,09 milioni di Euro), le emissioni degli impianti industriali, azzerando le quote da versare all’Emissions Trading Scheme (-654 milioni di Euro); scontiamo l’aliquota dei carburanti usati dai trattori (-830,43 milioni di Euro) e annulliamo addirittura quella sull’ultra inquinante Bunker Fuel usato dalle navi (-456 milioni di Euro).

E evidente che non possiamo investire sulla transizione ecologica ed allo stesso tempo incentivare l’uso dei combustibili fossili inquinanti. L’argomento che viene generalmente invocato per giustificare tali incentivi è che il loro mantenimento contribuisce alla crescita economica. L’argomento però non trova riscontro nei fatti. E’ oramai da qualche anno che i dati economici (per esempio, IEA, 2017) dimostrano che il “decoupling” tra riduzione delle emissioni e crescita economica è avvenuto. Nel 2016, per esempio, l’economia mondiale è cresciuta del 3,1% a fronte di emissioni stabili.

Dobbiamo quindi uscire da questa situazione paradossale, passare al setaccio tutti i sussidi che sono ambientalmente dannosi e cancellarli al più presto, cominciando con l’annullare lo sconto fiscale sul carburante diesel, eliminando così uno degli incentivi forti all’acquisto ed uso delle auto diesel e mandando un segnale chiaro che vivere nell’aria inquinata non è ineluttabile.

Ti potrebbero interessare